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Il mutuo accordo dell’anarchismo rivoluzionario non-sistemico (di Juan Sorroche)
"Ancora una volta l’organizzazione operaia, lo sciopero, lo sciopero generale, l’azione diretta, il boicottaggio, il sabotaggio e la stessa insurrezione armata non sono che mezzi. L’anarchia è il fine.
Errico Malatesta, Sindacalismo e organizzazione insurrezionista, Edizioni Monte Bove, 2023
Questa è la seconda risposta in continuità con la critica-dialettica a determinate valutazioni e analisi a proposito dell’articolo di “Vetriolo”, n. 7, “L’anarchismo rivoluzionario contro la desistenza”. Utilizzerò il testo di “Vetriolo” come bussola per le mie riflessioni e per esporre delle conclusioni. Non credo siano niente di innovativo, solo un miscuglio di idee e concetti vecchi e “nuovi” rimescolati. Comunque per essere sincero è anche per la mia poca capacità di scrivere e seguire con linearità certi concetti discorsivi per me molto complessi. E che l’articolo tocca, e sono diverse nozioni come principi ideologici, anche storici, i metodi organizzativi: la questione economica nell’anarchismo, come scritto nel primo testo, e diverse e diversissime tattiche e strategie di lotta nell’anarchismo. Tocca anche le concezioni chiamiamole più “viscerali” soggettive-oggettive delle sensibilità individuali anarchiche. Tocca anche all’anarchia-utopia se vogliamo affrontare approfonditamente il concetto dell’anarchismo rivoluzionario e dunque la nozione individuale-collettiva dell’organizzarsi"
Qui l’articolo in pdf: il mutuo accordo dellanarchismo rivoluzionario nonsistemico def-1
Soluzione politica ricetta kurda: Ocalan si dissocia dal comunismo e anche dal confederalismo democratico e chiede di abbandonare le armi. Dopo alcuni malumori dei giorni scorsi oggi è arrivato l'annuncio ufficiale di cessate il fuoco da parte del PKK.
Il PKK è nato nel XX secolo, nell'epoca più violenta della storia dell'umanità, tra le due guerre mondiali, all'ombra dell'esperienza del socialismo reale e della guerra fredda nel mondo. La negazione della realtà curda, le restrizioni ai diritti e alle libertà fondamentali - in particolare la libertà di espressione - hanno giocato un ruolo significativo nella sua nascita e nel suo sviluppo.
Il PKK ha subito la pesante realtà del secolo e del sistema del socialismo reale in termini di teoria, programma, strategia e tattica adottata. Negli anni '90, con il crollo del socialismo reale a causa di dinamiche interne, la dissoluzione della negazione dell'identità curda nel Paese e i miglioramenti nella libertà di espressione, hanno portato all'indebolimento del significato fondante del PKK e sono sfociati in un'eccessiva ripetizione.
Nel corso di oltre 1000 anni di storia, le relazioni tra turchi e curdi sono state definite in termini di cooperazione e alleanza reciproca, e turchi e curdi hanno ritenuto essenziale rimanere in questa alleanza volontaria per mantenere la propria esistenza e sopravvivere contro le potenze egemoniche.
Gli ultimi 200 anni di modernità capitalista sono stati segnati soprattutto dall'obiettivo di rompere questa alleanza. Le forze coinvolte, in linea con i loro interessi di classe, hanno svolto un ruolo fondamentale nel perseguire questo obiettivo. Con le interpretazioni moniste della Repubblica, questo processo si è accelerato. Oggi, il compito principale è quello di ristrutturare il rapporto storico, divenuto estremamente fragile, senza escludere la considerazione delle convinzioni con lo spirito di fraternità.
La necessità di una società democratica è inevitabile. Il PKK, l'insurrezione e il movimento armato più lungo ed esteso nella storia della Repubblica, ha trovato base sociale e sostegno, ed è stato ispirato principalmente dal fatto che i canali della politica democratica erano chiusi.
L'inevitabile risultato delle deviazioni nazionaliste estreme - come uno Stato nazionale separato, una federazione, un'autonomia amministrativa o soluzioni culturaliste - non risponde alla sociologia storica della società.
Il rispetto delle identità, la libera espressione di sé, l'auto-organizzazione democratica di ogni segmento della società sulla base delle proprie strutture socio-economiche e politiche sono possibili solo attraverso l'esistenza di una società e di uno spazio politico democratici.
Il secondo secolo della Repubblica può raggiungere e assicurare una continuità permanente e fraterna solo se è coronato dalla democrazia. Non c'è alternativa alla democrazia nel perseguimento e nella realizzazione di un sistema politico. Il consenso democratico è la via fondamentale.
Il linguaggio dell'epoca della pace e della società democratica deve essere sviluppato in base a questa realtà.
L'appello lanciato da Devlet Bahceli, insieme alla volontà espressa dal Presidente e alle risposte positive degli altri partiti politici all'appello conosciuto, ha creato un ambiente in cui io lancio un appello a deporre le armi e mi assumo la responsabilità storica di questo appello.
Come farebbe volontariamente qualsiasi comunità e partito moderno la cui esistenza non sia stata abolita con la forza, convocate il vostro congresso e prendete una decisione; tutti i gruppi devono deporre le armi e il PKK deve sciogliersi.
Porgo i miei saluti a tutti coloro che credono nella coesistenza e che attendono con ansia la mia chiamata.
25 febbraio 2025
Abdullah Öcalan
"Riteniamo che sia un fatto grave e inquietante che alcuni compagni, in Ucraina e altrove, possano sostenere economicamente, con la propaganda e persino militarmente il governo di Kiev e la “resistenza ucraina” senza dire una parola su tutto questo. Storicamente, sin dalla Prima Guerra mondiale, questo genere di cecità è figlio dell’interventismo, ovvero quella stessa peste morale che, nel primo dopoguerra, ha spalancato le porte all’avvento del fascismo."
Cit. SABOTIAMO LA GUERRA Appello per una mobilitazione contro la guerra in Ucraina
Roma, 2 settembre 2023
Quando lo svuotamento dei concetti prende piede (Germania, luglio 2024) – La Nemesi
https://lanemesi.noblogs.org/post/2024/07/23/quando-lo-svuotamento-dei-concetti-prende-piede-germania-luglio-2024/
Cum grano salis.
A proposito di elezioni, antifascismo e guerra
https://ilrovescio.info/wp-content/uploads/2024/07/cumgranosalis.pdf
Alcuni estratti (2)
Innegabile dunque che vi sia una svolta autoritaria. Il punto è che l’accelerazione con cui procede questo nuovo autoritarismo è del tutto indifferente ai politici che la interpretano. In qualche modo, nell’era della deficienza artificiale, essa ha a che fare più con la cibernetica che con la politica. È la necessità dell’algoritmo a dettarne le forme, i partiti politici sono una sorta di maschera dello spirito del tempo di hegeliana memoria.
Siamo sicuri che se in Francia avesse vinto la Le Pen sarebbe successa la stessa cosa. Ovvero non sarebbe successo niente. Se vogliamo è una sorta di paradosso-Tsipras, interpretato a destra invece che a sinistra. Chiunque può andare al governo, che egli sia di estrema destra o di estrema sinistra, tanto le politiche rimangono immutate e sono decise dalla ragion tecnica, dal grande capitale e dal potere militare della NATO. Tsipras, il presidente della sinistra radicale greca eletto sull’onda delle proteste anti-austerità, finiva per capitolare di fronte alla Troika e accettare i famigerati memorandum, spegnendo definitivamente la sollevazione popolare. Meloni, la presidente di estrema destra italiana che ha vinto le elezioni perché le è stato regalato il monopolio dell’opposizione al governo Draghi, ora porta avanti l’agenda Draghi. Cambiano i musicisti, ma non cambia lo spartito.
In termini di teoria politica il fascismo è stato spesso definito come «movimento reazionario di massa». Ciò che lo distingue da altre forme di autoritarismo, come la Restaurazione post-napoleonica o le cannonate sulla folla affamata da parte delle truppe monarchiche di Bava Beccaris, è che con esso assistiamo all’avventura di un movimento che vede la partecipazione entusiasta di centinaia di migliaia di esponenti delle classi medie e basse alla svolta autoritaria. Una sorta di odiosa rivoluzione di destra. In questo senso, non c’è pericolo fascista perché il cambio dei governanti non produce rivoluzioni (nemmeno di destra, per fortuna). In questo senso, quindi, non c’è un pericolo fascista perché in questa congiuntura storica l’autoritarismo sembra non avere una base di massa (camicie nere, camicie brune, ecc.), ma è qualcosa di oligarchico, nasce nei circuiti della finanza e nell’élite militare, nella tecnocrazia che dispone del monopolio della conoscenza scientifica, nella gestione sempre più autocratica del capo del governo. Insomma la svolta autoritaria nel XXI secolo sembra che provenga dall’alto e non dal basso.
La vexata quaestio: a cosa serve una così vasta mobilitazione militante sul tema dell’antifascismo in assenza di fascismo? O se preferite metterla così: a cosa serve una lotta specifica contro un singolo partito politico accusato di essere fascista, quando è l’intero quadro politico che è sempre più autoritario e «fascista»?
Doriano Rota ci ha lasciati il 18 luglio, all’età di 69 anni. Quella di scrivere un necrologio è una prassi cui non intendiamo attenerci. Desideriamo semmai pensare a Doriano portandone con noi l’autenticità, la tenacia, la curiosità verso le cose del mondo e della vita, la costante presenza nel movimento anarchico e nelle sue lotte. Annodare un ricordo significa allora continuare a serbare nel cuore la passione per l’ideale, quell’inestinguibile passione che continueremo a condividere con lui.
Quanti lo hanno salutato – tra cui le oltre cinquecento persone passate fino al 20 luglio alla camera ardente – hanno fatto sentire intensamente la stima per l’impegno e la disponibilità di una vita, iniziati nel corso degli anni Settanta e proseguiti fino a oggi in continuità con i sogni di sempre. Prossimamente sarà pubblicata una breve raccolta dei testi in ricordo del compagno.
Ciao, Doriano
Giovedì 18 luglio 2024 dopo una militanza lunga una vita ci ha lasciato l’amico e compagno Doriano, presente in mille lotte, iniziative sociali, culturali e politiche, perché credeva che la società potesse essere cambiata in senso libertario con l’impegno in prima persona e il mutuo soccorso, sicuramente il tuo ricordo rimarrà sempre con noi.
Compagni anarchici di Bergamo del Collettivo Freccia Nera / Spazio Anarchico Underground che con te hanno condiviso il percorso di vita
Cum grano salis.
A proposito di elezioni, antifascismo e guerrahttps://ilrovescio.info/wp-content/uploads/2024/07/cumgranosalis.pdf
Alcuni estratti (1)
Rinfreschiamoci la memoria. Cos’era il Fronte Popolare? Storicamente a quel nome risponde una tattica perorata dalla Terza Internazionale guidata da Stalin a partire dal 1933: il fascismo diventava il male assoluto e non più un governo borghese come gli altri, per batterlo si proponevano alleanze ampie aperte a tutte le forze antifasciste. Non solo socialisti riformisti, ma anche forze borghesi, liberali, repubblicani, in Italia durante la resistenza ne fecero parte persino i monarchici. Un’alleanza interclassista con lo scopo dichiarato di sconfiggere il pericolo più imminente, rimandando a una indefinita stagione più fortunata il regolamento dei conti col nemico di classe. Mentre l’Unione Sovietica precipitava nel fondo più buio del regime del terrore e la sua economia veniva riconvertita nella forma del capitalismo di Stato, Stalin, da uomo indubbiamente ironico qual era, riscopriva l’esigenza di difendere la democrazia in Europa occidentale messa in pericolo da Mussolini e Hitler.
In nome del fronte popolare sono state commesse le peggiori nefandezze: in Spagna abbiamo avuto la sventura di vedere anarchici diventare ministri, mentre la rivoluzione veniva tradita e le aziende collettivizzate venivano restituite ai loro padroni. In Francia il governo del Fronte Popolare (1936) si è distinto per la propria insipienza riformista, con qualche riforma migliorativa sull’orario di lavoro, non riuscendo nemmeno a decidersi a sostenere seriamente i «cugini» del fronte popolare spagnolo durante la guerra civile.
Storicamente parlando il vecchio fronte popolare ha svolto la funzione di liquidare definitivamente la spinta rivoluzionaria in Europa, schierando il movimento operaio in difesa delle istituzioni. Col paradosso finale di aprire davvero la strada a governi o a forze di occupazione fasciste.
Che in Francia si sia formata una coalizione dal nome tanto eloquente nell’estate del 2024 non dovrebbe sorprenderci, ma allarmarci. La strategia che si vuol sostenere è sempre la stessa. Alleanza interclassista per combattere il nemico principale. E infatti al secondo turno delle legislative non hanno avuto alcuna esitazione i partiti del NFP ad allearsi con Macron. Tra i federatori del Nuovo Fronte Popolare-versione estate 2024, troviamo personaggi del calibro di Raphaël Glucksmann: sionista, anti-russo, sembra sia stato colui che più di ogni altro ha insistito per porre il prosieguo della guerra in Ucraina come condizione per dare vita alla sinistra coalizione (oggi potrebbe venire premiato, secondo indiscrezioni, come possibile nuovo capo del governo). Ma se la sinistra e i movimenti antagonisti si schierano col piccolo Napoleone che vuole mandare soldati francesi a invadere la Russia, se si schierano con l’uomo più odiato di Francia per le sue politiche anti-sociali, il paradosso di cui sopra è destinato a ripetersi: si finisce per regalare alla destra una credibilità anti-sistema che non merita.
Dayvid nuovamente trasferito
Dopo soltanto una settimana dal suo precedente trasferimento, il 20/07 Dayvid è stato spostato di nuovo, stavolta nel carcere di Piacenza.
Da quando è stato trasferito da Viterbo, ha potuto parlare soltanto con l'avvocato, perché nel carcere di Frosinone contestavano il contratto della SIM della compagna che fa i colloqui con lui.
Sperando che questi trasferimenti punitivi siano finiti, scriviamogli:
Dayvid Ceccarelli
C.C. San Lazzaro
Via delle Novate, 65
29122, Piacenza (PC)
Ricordiamo le coordinate della cassa di solidarietà:
postepay intestata a
Gaia Taino
numero 5333 1711 6663 2741
Iban IT38M3608105138230559830588
Dayvid libero! Tutt liber!
Cum grano salis.
A proposito di elezioni, antifascismo e guerra
https://ilrovescio.info/2024/07/20/cum-grano-salis-a-proposito-di-elezioni-antifascismo-e-guerra/
Plinio il Vecchio nella Naturalis historia trattando di farmacologia consigliava di mettere un pizzico di sale alle ricette guaritive, senza il quale il pharmakon avrebbe perso il proprio effetto. Da allora il latinismo cum grano salis è utilizzato come modo di dire per invitare a fare le cose con un pizzico di buon senso, avendo un po’ di sale in zucca. Senza quel sale, la ricetta non funziona.
Quando centinaia di migliaia di proletari vengono sacrificati sull’altare della guerra, a maggior gloria di governanti psicopatici e a maggior beneficio dei portafogli di fabbricanti di armi e speculatori di Borsa, quando l’umanità è di fronte al baratro della guerra nucleare, il pizzico di sale che dovremmo aggiungere alle nostre ricette riguarda inevitabilmente il tema della guerra. Di fronte ai fiumi di sangue e ai fiumi di oro che scorrono, è in primo luogo una questione di etica. La guerra è il tema che oggi separa il giusto dall’infamia.
Non solo, la guerra è anche una questione di tattica per i rivoluzionari. I quali devono scommettere sulla sconfitta del proprio Paese per aprire prospettive di rivoluzione. Se la guerra scuote le nostre società quello che dobbiamo fare non è partecipare ad argini popolari e repubblicani a difesa delle liberaldemocrazie, ma esacerbare la lotta disfattista per trasformare la guerra in rivoluzione. Abbandoniamo il Fronte. Rendiamo l’Europa ingovernabile.
Qui il PDF
https://ilrovescio.info/2024/07/11/linternazionalismo-una-guida-allazione-o-una-scusa-per-linazione/
Qui il PDF
"L'Ucraina si sta trasformando da campo di concentramento a campo di sterminio". Si moltiplicano gli episodi di diserzione e attacchi ai reclutatori.
Dagli anarchici di Kharkiv giunge un appello urgente per il sostegno ai disertori. Ci chiedono di andare "alle ambasciate e ai consolati ucraini con la richiesta di rilasciare coloro che non vogliono combattere".
E ci illuminano su un fatto. I famigerati (ex) anarchici che lottano per il governo ucraino quasi non esistono, in Ucraina sanno della loro esistenza poche centinaia di persone. La loro fama in Europa è frutto di una operazione mediatica. Si dicono stanchi dopo due anni e mezzo di un internazionalismo che polemizza contro questi fantasmi inesistenti e ci chiedono di fare davvero qualcosa per chi in Ucraina vuole disertare il massacro.
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